Come migliorare il posizionamento su Google

Per migliorare il posizionamento su Google è fondamentale tenere conto di un principio: il sito di qualità.

Per Google un sito di qualità possiede determinate caratteristiche, che puoi tranquillamente confrontare con il tuo sito o il tuo progetto online.

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Avere un sito di qualità è la base per aumentare il ranking, su queste fondamenta si reggono i fattori di posizionamento che fanno sì che un sito sia visibile su Google nelle prime posizioni.

migliorare posizionamento google

Vediamo ora alcuni consigli per salire di posizioni su Google e migliorare la SEO e l’indicizzazione del sito.

Quanto conta la qualità del sito in generale

Per Google la qualità di un sito dipende da un mix di fattori tecnici e buoni contenuti.

  • Avere dei contenuti forti che rappresentano una soluzione ai problemi degli utenti. Per un’azienda o un professionista la soluzione è il prodotto o servizio. Google definisce chiaramente quali sono i contenuti di qualità.
  • Non avere contenuti deboli o aree del sito che non generano traffico e interesse (e quindi migliorare i contenuti esistenti secondo le ricerche degli utenti).
  • Ottimizzare il sito dal punto di vista tecnico, al 110%, scegliendo le keyword giuste, eliminando gli errori, creando una struttura di facile lettura ottimizzando ogni parte, dai meta tag alle immagini, dai testi alla navigazione del sito.
  • Essere un sito veloce, leggibile da mobile, che non sacrifica i contenuti per elementi troppo pesanti da caricare che peggiorano la user experience dell’utente.
  • Ricevere link in entrata significativi, in tema e da siti di qualità, per migliorare il ranking complessivo (cioè il PageRank).

Cerca ora di capire se il tuo sito, per iniziare, possiede queste 5 caratteristiche elencate sopra.

Una qualunque strategia di posizionamento sul web comincia con i contenuti.

Avere contenuti forti significa fare la differenza e questo perché si stima che circa il 90% delle pagine presenti sul web, non ricevano traffico organico da Google (traffico che proviene dalle ricerche degli utenti). In definitiva, per migliorare la visibilità serve del buon contenuto.

Scrivere contenuto però non significa scrivere necessariamente un testo. Ci sono ricerche per le quali i risultati che contano non sono dei testi.

Se sto facendo una ricerca su una celebrità, nella maggioranza dei casi sono interessato a una galleria di immagini. Se cerco un filmato, mi interesserà vedere un filmato in streaming e non un testo che lo descrive. Se cerco “vacanze low cost” sono interessato a un portale turistico che permetta la prenotazione.

In sintesi, per contenuto forte si intende un contenuto coerente, ciò che nel gergo della SEO si chiama “relevancy”.

Creare contenuti forti per Google e per gli utenti

Anche in questo caso Google ti aiuta: basta dare un’occhiata ai risultati della prima pagina, analizzare un po’ la struttura delle pagine posizionate, per intuire cosa gli utenti cercano.

Questo perché Google sa cosa gli utenti vogliono: ha a disposizione miliardi di ricerche mensili per mettere su dei dati attendibili. Inoltre, possiede Chrome, Gmail, Analytics, l’applicazione di ricerca per smartphone che aiutano il motore a capire il comportamento degli utenti.

Infine, devi tenere conto di un fattore determinante: quando Google indicizza un sito, lo assegna a una specifica categoria tematica.

Pertanto, per quella categoria esisterà un contenuto ideale per ogni ricerca. E devi avvicinarti il più possibile ad esso. Un motivo in più per analizzare i risultati di Google.

Creare contenuti testuali ricchi di informazioni per l’utente, non solo in chiave SEO

Il contenuto deve..

  • essere aggiornato e scritto bene;
  • provenire da una fonte autorevole sul campo;
  • rispondere effettivamente all’esigenza dell’utente;
  • guardare all’intento dell’utente e non al mero posizionamento su Google (ad esempio: questo articolo, anche se focalizzato su una tecnica, cerca di fornirti delle risorse per aiutarti davvero a migliorare il posizionamento).
  • fornire descrizioni complete sui temi di cui tratta.
  • non fornire informazioni scontate;
  • non essere duplicato e banale, poco originale;
  • essere specifico e utile sull’argomento;
  • citare fonti a supporto, analisi e ricerche se necessario;
  • non gira intorno alle parole chiave ma dà informazioni reali.

I contenuti che funzionano lato SEO:

  1. Contenuti di valore (pillar content) che citano fonti rilevanti, riportano dati attendibili, forniscono un nuovo punto di vista su aspetti conosciuti.
  2. Interviste e round-up (panoramica di opinioni) con esperti del settore.
  3. Video e gallerie di immagini se la categoria del sito lo richiede.
  4. Liste interessanti.
  5. Contenuti how-to cioè guide per fare qualcosa o risolvere un problema.
  6. Contenuti basati su “domande frequenti”.
  7. Graficamente appetibili con dati, numeri che possono essere riassunti in grafici come diagrammi o istogrammi o ancora delle infografiche originali.

Inizia con l’analisi delle ricerche delle parole chiave

Per scrivere contenuti interessanti per gli utenti e forti anche per il motore di ricerca occorre tenere conto di 5 fattori:

  1. Scegliere le parole chiave giuste;
  2. Studiare l’intento dell’utente;
  3. Studiare la concorrenza sulle ricerche dello stesso tipo;
  4. Ottimizzare e collegare internamente i contenuti creati ad hoc;
  5. Potenziarli con i link esterni (backlink).

Se sviluppi contenuti di valore, puntati su delle specifiche parole chiave (keywords), precise e mirate, ottieni traffico e un livello di coinvolgimento dell’utente molto alto sul sito, che può produrre link in entrata e condivisioni social.

Se le persone trovano sul tuo sito ciò che cercano davvero, allora ci sono molte possibilità che riuscirai a far svolgere loro l’azione che preferisci. Ad esempio: compilare il modulo di contatti, telefonarti, ordinare un prodotto, richiedere un appuntamento o un servizio o semplicemente cliccare sugli annunci pubblicitari.

Un fattore essenziale alla base della creazione di buoni contenuti, oltre ai punti elencati sopra, che riassumono le linee guida di Google, è capire cosa cercano gli utenti rispetto al tuo tema principale.

Cioè effettuare una efficace ricerca delle parole chiavi.

Studia cosa cercano gli utenti su Google

Come ripeto spesso, gli utenti in rete “risolvono casi”. La parola caso è da intendere come soluzione a un problema, una necessità, un desiderio che può variare a seconda del grado di consapevolezza dell’utente.

Nella vita quotidiana ogni giorno abbiamo a che fare con casi che richiedono soluzioni. A volte li generano gli altri, a volte sorgono per nostra volontà.

Voglio sapere dove parcheggiare in un posto che non conosco, oppure quanto costa un determinato bene, o ancora cosa fare per un piccolo fastidio di salute.

La mia capacità di ottenere risposte dal motore di ricerca, in quanto utente, dipende anche dalla consapevolezza che ho io del caso che intendo risolvere.

Il numero delle ricerche che possono definire un problema e accostarsi a un’entità è in teoria infinito, ma esso attiene più alla realtà fattuale, per cui non esistono ricerche infinite, ma solo ricerche probabili, determinate dall’insieme dei casi che un’entità può effettivamente sollevare.

È un po’ teorico perché questo poi si riflette nei vari brevetti relativi agli algoritmi, come spesso ha spiegato Bill Slawski, un pioniere del settore, e spero di non complicare le cose.

Le ricerche, per farla breve, sono stratificate.

  • gli utenti possono indicare un caso usando formule diverse (non solo attraverso l’impiego di sinonimi, ma anche pervenendovi per vie traverse);
  • il motore di ricerca organizza delle entità nelle quali convogliare ricerche dello stesso tipo che identificano, con un grado di probabilità, determinati casi.

Può sembrare complicato, ma è molto semplice nella realtà quotidiana.

In Google ciò si riflette in risposte sempre più mirate, circoscritte, ben definite e personalizzate, anche se l’oggetto della ricerca dell’utente è generico.

In questa ricerca puoi vedere come i risultati di Google (SERP) mostrino dentro una sola voce, parecchie ricerche intorno all’entità cercata.

posizione su google

Questo vuol dire che la scelta delle parole chiave non può essere mai indirizzata verso ricerche (query) troppo generiche, perché comunque Google – attraverso la raccolta dei suoi dati – cercherà sempre di darti una risposta specifica.

La morale della favola è che se vuoi coprire un argomento generico, devi farlo a partire da contenuti molto specifici che rispondono a potenziali domande o richiesta di informazioni, i casi appunto.

La scelta delle keyword, cui ho dedicato questo lungo approfondimento (Come scegliere le parole chiave), deve quindi privilegiare la specificità.

Per analizzare le ricerche puoi affidarti a tool professionali come Semrush o Seozoom, ma anche fare uno studio più semantico attraverso gli strumenti di Google, come spiegato nel paragrafo sotto.

Importante ora è che ti chiedi:

  • Quanto è competitiva la ricerca o parola chiave che sto cercando di coprire?
  • Che contenuti ho sul sito in grado di fornire le giuste risposte gli utenti?
  • Che tipo di contenuti ha la concorrenza e quanto dovrò impegnarmi affinché i miei contenuti vengano giudicati migliori dagli utenti e da Google?

La ricerca delle parole chiave deve proprio iniziare dalla risposta a queste domande.

Puoi studiare la concorrenza attraverso tool come quelli citati:

  • Semrush e simili (Ahrefs, Seozoom, Ubersuggest)

Oppure raffinare la ricerca di Google, individuando quei siti che si posizionano esplicitamente per la parola chiave, e che quindi usano delle ottimizzazioni avanzate, che spiego più sotto.

  • Con comando intitle: e/o inurl: puoi circoscrivere quei siti che ottimizzano rispettivamente il title tag o il permalink sulla parola chiave che ti interessa.
comandi avanzati google

Ad ogni buon conto, alla fine dell’analisi e dello studio delle parole chiave e della concorrenza, avrai:

  • Un piano editoriale o calendario di pubblicazioni per la creazione di nuovi contenuti mirati.
  • Un calendario di interventi di ottimizzazione dei contenuti esistenti. Se nel sito esistono pagine che non sviluppano traffico, è meglio intervenire. Google dichiara che è preferibile lavorare sui contenuti e le pagine esistenti piuttosto che cancellarle, ma a mali estremi, estremi rimedi, come si suol dire. Il punto è che non puoi più accontentarti di contenuti riempitivi. Quindi o pubblichi contenuti forti o non li pubblichi affatto.
  • Un elenco di siti concorrenti da imitare, facendo meglio, e superare.

Quando scegli le parole chiave cerca sempre di far combaciare la consapevolezza dell’utente, durante una ricerca, con la tua consapevolezza di proprietario di sito (o di un’attività proprietaria del sito), offrendogli proprio ciò che cerca.

Devi, come si dice, andare incontro al suo intento originale, che spesso non è così evidente.

Ma cosa è l’intento di una ricerca?

Analizza l’intento delle ricerche che ti interessano

Per produrre contenuti che combacino o vadano incontro all’intento dell’utente, prima di tutto bisogna sapere come l’utente si approccia a una ricerca e cosa intende quando scrive una cosa.

Google può, come nell’esempio già visto, anticipare e interpretare la reale volontà dell’utente, sulla base dei suoi dati euristici. Cioè entrare nel dettaglio di una ricerca, provando a “indovinare” lo scopo della stessa, anche a partire da una formulazione molto generica.

Se per una ricerca gli utenti faranno click più spesso sulle notizie e i contenuti multimediali, allora incorporerà nella ricerca immagini, video e notizie.

Google va incontro a quella che potrebbe essere definita una panoramica completa degli intenti più probabili. E lo fa attraverso strumenti di ricerca universale, come ad esempio il Knowledge Graph… oppure le domande più frequenti e le ricerche correlate.

Qui vedi in azione il Knowledge Graph di Google che rispetto a una certa entità può fornire, direttamente sul motore di ricerca, informazioni aggregate che corrispondono in via euristica (cioè sulla base dei dati storici) ai risultati forniti alle ricerche più frequenti relative a un’entità.

Per quanto riguarda invece altre tipologie di ricerche, relative ad argomenti e non nomi, Google indirizza l’utente secondo la base degli intenti espressi durante la ricerca.

Google spera sempre di essere molto preciso, ma ovviamente sa che anche gli utenti difettano di precisione. La loro consapevolezza non è sempre compiuta.

Come utente avrai avuto esperienza più volte della necessità di fare più ricerche per ottenere la risposta che cercavi (cioè la soluzione del caso). Questo difetto di consapevolezza dipende da te, ma anche dal motore di ricerca.

knowledge panel

Google comunque tenta di massimizzare la ricerca, dal momento che questa è il prodotto da cui ricava maggiormente, per cui ha tutto l’interesse nel fornire risposte molto precise.

In pratica, dalla ricerca generica tenta di portarti a una risposta specifica.

L’affinamento della ricerca può essere fatto studiando in profondità l’intento dell’utente. E Google offre gli strumenti indiretti per comprenderlo e sfruttarlo per posizionarsi meglio. Il SEO per aziende locali come minimo inizia raffinando le ricerche su basi geografiche.

Confronta i siti competitor nella prima pagina di Google, verifica che tipologia di contenuti sono presenti nella ricerca che ti interessa.

Vedi come altri siti organizzano i testi, i titoli, su che aspetti si focalizzano per rendere le informazioni presenti, coerenti e precise.

Usa in particolare la funzione di autocompletamento delle ricerche di Google, cioè i suggerimenti di risposta che Google ti sottopone mentre digiti all’interno della casella.

google suggerimenti ricerche

Come vedi, Google cerca sempre di dare dettaglio alle ricerche più generiche, perché nella realtà gli utenti sono soliti fare ricerche più dettagliate, che esprimono un particolare intento.

Nella stessa ricerca studia le ricerche correlate, che compaiono a fondo pagina di Google ogni volta che fai una ricerca. Queste ricerche sono cliccabili e ti aiutano a capire di cosa dovrebbe parlare il contenuto che hai in mente, perché sia più completo e riconducibile all’interesse mostrato dall’utente.

Se noti, le ricerche correlate sono afferenti all’argomento principale, come una sorta di esplorazione in profondità dell’argomento.

ricerche correlate google

Quando effettui una ricerca, sulla pagina dei risultati di Google, compare anche un’altra sezione: “le persone hanno chiesto anche“.

Come è facilmente intuibile, la sezione riporta delle domande relative all’argomento; puoi anticipare queste domande fornendo le risposte, che peraltro Google riporta nel menu a tendina. Nel tuo testo non è nemmeno necessario avere una sezione FAQ o di Domande Frequenti.

Per Google è sufficiente che ci sia un testo che di fatto fornisca la risposta a questo tipo di domande.

domande google

Quando hai messo da parte sufficienti analisi, puoi programmare i contenuti.

La cosa migliore da fare è coprire l’argomento in modo semantico e completo.

Quindi prevedere una sitemap dell’argomento che includa:

  • Una pagina HUB sull’argomento principale: una sorta di tema generale.
  • 3-4 pagine o articoli sul dettaglio dell’argomento, ispirate dalle ricerche correlate, dall’autocompletamento della ricerca e dalle domande che fanno spesso gli utenti.

Nell’esempio utilizzato, se voglio creare un sito a tema, la biografia della band è la pagina HUB; collegata alle singole biografie dei componenti e ad altre sottosezioni legate proprio alle ricerche:

Non preoccuparti del volume delle ricerche mensili.

Ricordati che le ricerche sono stratificate, e un contenuto ben ottimizzato, che fornisce le giuste risposte agli utenti, è in grado di posizionarsi per più parole chiave, indipendentemente dal fatto che tu lo abbia voluto o meno.

Quando hai deciso cosa pubblicare è giunto il momento di mettere nero su bianco: creare contenuti di qualità ottimizzati per la ricerca e per l’utente.

Prima però assicurati che il sito abbia le caratteristiche adatte per potenziare al massimo i contenuti, renderli fruibili per gli utenti e che siano indicizzabili da Google.

Ottimizza il sito e i contenuti lato SEO

Per migliorare il posizionamento su Google devi ottimizzare il sito, o meglio, i contenuti presenti al suo interno.

L’ottimizzazione del sito è raggiungibile attraverso un combinato disposto di:

  • Grafica veloce e semplice che favorisca la lettura e la navigazione.
  • Un design reattivo e adattativo ai dispositivi mobile (responsive).
  • La velocizzazione della navigazione attraverso l’impiego di plugin di cache e compressione, che consentono di soddisfare i principi dei Segnali Web Essenziali.
  • La comunicazione della sitemap a Google via Google Search Console, che ti consente di monitorare i livelli di indicizzazione e la presenza di errori.
  • L’ottimizzazione di ciascun singolo contenuto testuale e multimediale.

Ottimizza i contenuti

Il posizionamento su Google passa per l’ottimizzazione dei contentuti. Per ottimizzare i contenuti esistenti o quelli di nuova creazione, devi seguire poche, ma fondamentali regole.

Crea URL ottimizzate per i motori di ricerca

Quando crei una pagina o un articolo o una scheda o categoria di prodotto devi assicurarti che l’indirizzo con la quale essa è raggiungibile sia riscritto, cioè contenga le parole chiavi e sia facile da leggere per l’umano come per il motore di ricerca.

La maggior parte degli applicativi web di gestione dei contenuti, gira su un database e fornisce un indirizzo grezzo, quando vengono creati i contenuti.

Ad esempio, in WordPress, se non riscrivi i Permalink (che trovi nella sezione Impostazioni) – cioè gli indirizzi dell’url – ottieni qualcosa come “https://www.serviziposizionamento.com/?p=123” e non serviziposizionamento.com/richiesta-informazioni/.

Come puoi facilmente notare un URL riscritto è molto meglio di uno generico standard perché può contenere le parole chiave, che nel tuo caso devono coincidere al titolo dell’articolo, lasciando da parte articoli determinativi e congiunzioni magari.

Quando pubblichi qualcosa puoi scegliere il permalink nell’area “slug” che è la porzione del permalink immediatamente dopo il nome del sito (richiesta-informazioni/ nell’esempio riportato). Tieni conto che di norma lo slug corrisponde proprio al titolo della pagina o dell’articolo, separato da trattini.

Assicurati che l’indirizzo contenga la parola o frase chiave che stai puntando.

Ottimizza il meta title e la meta description

I meta tag sono molto importanti per favorire l’ottimizzazione del sito perché oltre a comunicare con gli utenti, segnalano a Google la natura del contenuto da indicizzare.

Sono importanti perché comparendo su Google possono favorire il click da parte dell’utente. Se scritti bene possono portare degli effettivi vantaggi in termini di traffico e di posizionamento su Google.

I due meta tag di cui tenere conto sono:

  • il meta name title: cioè il titolo della pagina che compare su Google
  • il meta tag description: cioè la breve descrizione informativa che compare sotto il titolo della pagina.
Il meta title compare appena sotto il nome del dominio, seguito dalla meta tag description.

Se usi WordPress devi installare un plugin SEO che aggiungerà all’editor una sezione personalizzabile per compilare il title tag e la meta description.

Altri CMS come Joomla, Wix, Shopify, Magento e Prestashop hanno specifiche sezioni o add-on che permettono di personalizzare i meta tag.

Importante:

  • Ottimizza il meta title.
  • Non deve essere più lungo di 60 caratteri, nome del sito incluso. Gli studi sui click degli utenti dimostrano che quelli più compatti attirano più traffico.
  • Il title deve invogliare il click, ma non deve essere un miscuglio di parole chiave.
  • Deve contenere la parola / frase chiave che – se hai fatto una ricerca corretta – corrisponde al titolo del contenuto.
  • Ogni pagina, articolo o prodotto ha il suo title non duplicato.
  • Non andare oltre i 160 caratteri per la meta description.
  • Usa una frase succinta, ma attraente che contenga la parola chiave già presente nello slug (permalink), nel title tag e nel titolo del contenuto.

Dai una struttura ottimizzata agli articoli: inizia dai titoli H1, H2, H3

Il titolo del contenuto va messo in formato H1 (cioè heading1), un titolone il cui impatto visivo non lascia affatto dubbi sul fatto che si tratti del titolo del contenuto. Vedi ad esempio i titoli degli articoli dei giornali online, molto vistosi.

Di norma, WordPress e le altre piattaforme, impostano il titolo in formato H1 di default.

Inserendo la parola / frase chiave ne titolo H1 ti aiuta a salire nel ranking di Google.

Il testo però va strutturato in paragrafi perché sia appetibile dagli utenti e più leggibile in generale. Ogni paragrafo andrà introdotto da un suo specifico sottotitolo, questa volta in formato H2 (più piccolo di H1 ma comunque evidente).

Non ti preoccupare, gli editor delle varie piattaforme consentono di inserire questi sottotitoli senza problemi, scegliendo proprio la dimensione e il formato.

Il crawler di Google assegnerà un’importanza gerarchica ai titoli scelti da te. Se dai una struttura forte e gerarchica ai tuoi contenuti, Google ti premierà se il contenuto è valido.

Guarda un estratto della struttura dell’articolo che stai leggendo.

Come puoi notare esso è articolato in titoli e sottotitoli, a creare una sorta di alberatura.

Ogni sottotitolo precede un paragrafo, dice cosa troverai nel testo che segue.

E questo aiuta il motore di ricerca a capire di cosa tratta il contenuto.

Puoi sfruttare i sottotitoli H2, H3 per inserire keyword o ricerche correlate, ma senza esagerare. Fatti aiutare dai plugin SEO per evitare il keyword stuffing, cioè l’abuso delle keyword nel testo.

contenuto seo

Inserisci le parole chiave nel testo

Il testo deve contenere le parole chiave, incluse quelle correlate.

In generale, se scrivi in modo naturale, per l’utente, userai le keyword in automatico, evitando ripetizioni e inutili giri di parole e forzature.

Inserisci la keyword principale subito all’inizio del testo. E poi richiamala anche alla fine, magari contenuta nel sottotitolo dell’ultimo paragrafo e in chiusura del testo, per richiamare l’attenzione dell’utente.

Non scrivere il testo intorno alla keyword o scriverai in modo pessimo. Esponi l’argomento in modo semplice, presentandolo all’utente e fornendo soluzioni e chiarimenti che siano utili per risolvere il suo “caso”, come già detto sopra.

Rimani nel campo semantico dell’argomento

Aiuta Google a capire di cosa tratta il contenuto rimanendo nel campo semantico dell’argomento.

Google usa algoritmi di tipo booleano / semantico per rinvenire nel testo informazioni e parole che tipicamente sono presenti o si aspetta che siano presenti per quello specifico argomento.

Non deviare l’attenzione di Google con divagazioni fuori tema o esempi e analogie difficili da assimilare all’argomento principale. Rimani sul pezzo.

Usa termini specifici e propri dell’argomento, rimani focalizzato al massimo sull’intento dell’utente e sulla natura della ricerca.

Usa il metodo che impiego da anni, della clusterizzazione con struttura piramidale (vedi sotto), per comunicare a Google la completezza dell’argomento. Affronta gli argomenti in modo completo e organico.

Usa immagini o arricchisci il testo con altri elementi

Inserisci, se ha senso, almeno una immagine nel testo:

  • rinominala prima di caricarla con il nome di ciò che contiene o cosa rappresenta;
  • assegna il testo alternativo (alt text) indicando proprio la parola chiave, senza dilungarti troppo.

Usa le immagini per dare un aiuto alla lettura, come vedi nell’articolo presente.

Incorpora dei video se sono utili e anzi producili se ritieni che possano aiutare l’utente nella direzione in cui ti aspetti.

Completa il testo con tabelle di dati e grafici, se ritieni che siano di più facile comprensione rispetto al testo.

Puoi usare anche le infografiche per convogliare più informazioni in un formato semplice da leggere, che può anche essere condiviso su social media come Instagram, Twitter e Facebook.

Usa i link esterni (collegamenti verso altri siti) per corroborare la veridicità e la correttezza delle tue asserzioni.

Cita fonti importanti che possono aiutare il lettore a comprendere di più il testo, facendo riferimenti ad altri che ne parlano sul web o su pubblicazioni cartacee standard.

In ogni articolo verifica se quello che dici ha un senso, se corrisponde al vero, citando fonti esterni. Questo darà un taglio più professionale al tuo contenuto.

Usa proprio i fattori booleani di ricerca avanzata per trovare sul web siti (non concorrenti) che parlano di quello specifico tema. Non linkare siti non sicuri, vecchi, non aggiornati, di bassa reputazione, che non forniscono aggiunte di valore a quanto presente nel tuo contenuto.

Non linkare siti spam, pieni di malware o che portano verso contenuti non condivisibili (non mainstream, ma legati a giochi online non regolamentati, opzioni binarie, malware e adult).

Man mano che procedi nella stesura e pubblicazione dei contenuti, puoi rafforzare il ranking degli stessi su Google inter-linkandoli tra di loro, dietro le parole chiave (anchor text), senza correre rischi di penalizzazione per abuso da parte di Google.

Richiama sui tuoi articoli altri contenuti presenti sul sito che possono aiutare l’utente ad approfondire l’argomento, nota come ne faccio ampio uso qui.

Varia il modo in cui linki le varie pagine / articoli interni, rimanendo sempre nell’ambito delle parole chiave sulle quali vuoi posizionarti.

Lo stesso contenuto può essere cliccato un certo numero di volte da un corrispondente numero di articoli interni, per parole chiave differenti. Più contenuti top = più possibilità di link interni.

>> SUGGERIMENTO SEO TOP: se hai un e-commerce, puoi usare il blog per creare articoli relativi ai problemi che il tuo prodotto risolve, e linkare la scheda prodotto in vario modo dai singoli articoli, sfruttando proprio lo strumento del link interno.

Personalmente uso i link interni per creare una struttura piramidale, con una suddivisione per argomenti che si riflette nell’uso delle categorie che corrispondono a temi generali, mentre gruppi di articoli completano l’argomento e si linkano tra di loro. John Müller di Google conferma la bontà di questa struttura.

Attieniti ai principi dell’E-A-T

L’acronimo E-A-T viene impiegato da Google per identificare i principi di base della bontà di un contenuto.

Secondo Google un contenuto SEO utile al motore di ricerca, ma soprattutto all’utente segue i principi di:

Competenza (Expertise): devi far notare che sei competente e devi fornire soluzioni legate alla tua competenza e ai problemi per i quali vieni chiamato in causa o gli utenti atterrano sul tuo sito. Crea del contenuto utile, che aiuta, non ti preoccupare di dare consigli gratuiti, gli utenti poi pagheranno più volentieri per un prodotto / servizio che fornisci, se riconoscono la tua competenza. Non essere banale, sciatto, non fornire consigli già letti altrove se non dai qualcosa in più.

Autorevolezza (Authority): costruisci la tua autorevolezza in rete, fatti riconoscere come esperto su più piattaforme, partecipa a forum, blog e discussioni, cura i profili social aziendali e professionali. Potenzia la tua rete di contatti, cerca di ottenere link in entrata da fonti autorevoli sull’argomento presente nel sito. Il posizionamento su Google in mancanza di autorevolezza diventa sempre più difficile, soprattutto in quei siti che appartengono alle sottocategorie YMYL cioè your money, your life. Siti che offrono informazioni o soluzioni su scelte molto importanti nella vita di un individuo.

Affidabilità (Trustworthiness): Google presta molta attenzione al livello di qualità complessiva dei contenuti. Se gli utenti si fidano di ciò che presenti sul sito lo condivideranno o lasceranno recensioni e opinioni positive. Incentiva le recensioni su siti come Google o TrustPilot, dai informazioni trasparenti dicendo cosa fai, chi sei ed eventualmente dove operi, con dati completi facilmente verificabili (esempio: indirizzi, recapiti, email, partita IVA, link a profili social et cetera).

Rendi il sito veloce da navigare

Già da diversi anni la velocità del sito è molto importante. Immagina di avere un sito lento: il visitatore cerca di accedere, ma dopo diversi secondi nei quali la pagina non si apre, chiude la finestra o torna indietro su Google.

È molto grave perché perdi delle opportunità. La velocità del sito è anche un fattore di posizionamento, uno dei più importanti.

Anche per quanto riguarda il posizionamento Google lavora in economia: non vuole che gli utenti finiscano su siti irraggiungibili, la ricerca dev’essere efficiente almeno quanto la risposta. Per velocizzare il sito è indispensabile pensare in maniera leggera.

La stragrande maggioranza dei siti oggi vengono realizzati con CMS (Sistema di Gestione del Contenuto) come WordPress o Joomla o magari Shopify e Prestashop per gli e-commerce.

Queste piattaforme sfruttano un database per funzionare. Se il database viene appesantito, la risposta sarà più lenta.

Nel caso di WordPress ciò si traduce magari nella necessità di installare meno plugin, riducendoli allo stretto necessario, oppure cercare soluzioni grafiche meno impattanti, più minimaliste. Agli utenti interessa il contenuto, non il contorno.

Dal punto di vista tecnico poi esistono soluzioni pratiche come la compressione, la cache e la minimizzazione dei codici html, java e css che velocizzano l’esecuzione delle pagine.

Fortunatamente Google viene in tuo soccorso, fornendoti uno strumento per misurare la velocità identificando i punti deboli, che rallentano il sito: Page Speed Insights.

Un altro tool interessante è Test My Site di Google.

Puoi velocizzare il sito applicando i principi della cache e della compressione.

  • Se il tuo sito è in html e su server Apache puoi incollare questo codice presente nel file .htaccess accessibile via FTP o Gestione File. (Salva sempre una copia di backup prima di procedere).
  • Se usi WordPress puoi installare uno dei tanti plugin gratuiti di cache.
  • Se usi altri sistemi come Shopify, Magento, Prestashop, Joomla esistono add-on e comandi interni che permettono di attivare la cache.
  • Tieni conto che diversi hosting provider (come Aruba o Siteground) provvedono ad attivare la loro versione di cache, inclusa nel pacchetto di hosting condiviso.

E leggibile dai dispositivi mobile

Il sito inoltre dev’essere fruibile da mobile (smartphone e tablet). Anche in questo caso Google ci fornisce uno strumento per verificare la leggibilità: il test mobile friendly.

Se su queste metriche ottieni dei risultati confortanti puoi andare oltre.

Comunica la sitemap e monitora la performance

Posizionare un sito su Google non assicura il successo dello stesso nel tempo, perché Google può modificare i parametri di giudizio del ranking, oppure semplicemente il tuo contenuto non essere più al passo con i tempi.

Per aumentare il ranking nel tempo, devi monitorare la performance del sito e ci sono due strumenti molto validi che ti consentono di tracciare le posizioni, verificare quali contenuti appaiono sul motore di ricerca e il livello di coinvolgimento del pubblico negli stessi, una volta che dalla ricerca atterrano su Google.

  1. Google Search Console, gratuito e semplice da installare.
  2. Google Analytics, gratuito e un po’ meno semplice da utilizzare, ma con delle funzioni di report di base piuttosto intuitive.

Se utilizzi WordPress e Gmail puoi attivare questi due account e controllarli attraverso il plugin fornito da Google in via ufficiale: Google Site Kit.

Sull’utilità di questi tool ti rimando all’articolo dedicato agli strumenti gratuiti da utilizzare.

Grazie all’uso combinato di questi strumenti puoi verificare, nel tempo, se i contenuti realizzati sono effettivamente in grado di migliorare il posizionamento e se portano traffico qualificato, cioè per le parole chiave che avevi scelto.

Puoi vedere in che posizione il sito compare e tracciare i miglioramenti in seguito a delle modifiche.

Da Google Search Console puoi ricevere suggerimenti efficaci per migliorare la “tematizzazione del sito” (clustering), nel senso che puoi trarre degli spunti su quali contenuti scrivere o come completare quelli esistenti. Seguendo il metodo illustrato sopra, ti basta andare nella sezione Rendimento per vedere che tipo di ricerche sviluppano i tuoi contenuti.

Da Search Console – nell’area Indice – puoi comunicare a Google la sitemap del sito, quindi dirgli che contenuti indicizzare.

Google nello stesso tempo ti avviserà dello stato dell’indicizzazione, se cioè i contenuti sono presenti nell’indice o se ci sono problemi tecnici da risolvere.

Senza l’indicizzazione gli utenti non li troveranno mai.

Google Search Console è uno strumento di diagnostica molto importante, da installare fin dal primo giorno perché così facendo, una volta messo online il sito, puoi comunicare la sitemap… ma in seguito monitorare la performance del sito, ricevendo avvisi su eventuali problemi legati:

  • Alla scarsa velocità del sito.
  • Alla leggibilità da mobile.
  • Alla presenza di errori che impediscono l’indicizzazione su Google.
  • Oltre a un report mensile sul rendimento dei singoli contenuti.

Tieni aggiornato e sicuro il sito e verifica se ci sono “collegamenti rotti”, cioè vicoli ciechi che non portano da nessuna parte. Plugin come JetPack di WordPress ti possono aiutare a controllare gli accessi indesiderati e mandarti avvisi se il sito – per un qualche motivo – va offline.

Ho accennato poco sopra ai link in entrata (backlink). Se non sai cosa sono te lo spiego in breve: i backlink sono la moneta forte di Google. Più link ottieni, più questi sono di qualità, maggiori sono le chance di salire in prima posizione.

Uno dei motivi per cui tante pagine e siti non si posizionano o perdono traffico e posizioni nel tempo dipende dalla scarsezza dei backlink. Ma attenzione: la materia dei backlink è esplosiva, considerali come della dinamite instabile.

Google negli anni ha introdotto dei filtri molto severi che puniscono le pratiche volte a manipolare l’indice, aumentando in modo artificiale i link in entrata. Uno di questi è il famigerato aggiornamento Penguin.

Significa che è vietato o che può sempre portare a una penalizzazione? No, ovviamente. Anzi, Google incoraggia i siti a ottenere backlink, ma in modo naturale, partendo dalla creazione di contenuto di qualità. Il link cioè dev’essere guadagnato o sembrare tale.

Per metterti al riparo da possibili penalizzazioni devi dotare il sito di contenuti in grado di attirare traffico cioè prima crei contenuti di valore che iniziano a posizionarsi, poi affronti la campagna di backlink.

  1. Pubblicare guest post rilevanti, su siti tematici, in qualità di esperto del settore.
  2. Citare i big del settore in articoli e pagine di valore (contattandoli via mail o sui social media).
  3. Cercare i link spezzati, ovvero quei siti e quelle pagine che a loro volta linkano siti ormai scaduti e chiedere di inserire il tuo sito, se fornisce un approfondimento di valore.
  4. Creare infografiche accattivanti e promuoverle sui social media.

Evita di acquistare pacchetti di backlink sponsorizzati perché prima o poi Google potrebbe rinvenire un pattern che porta all’identificazione di uno schema di link.

Il posizionamento su Google in pillole

In conclusione ti riepilogo i punti chiave che ti porteranno a migliorare il posizionamento su Google del sito:

  1. Studiare bene le ricerche degli utenti
  2. Analizzare il loro intento
  3. Vedere cosa fa la concorrenza
  4. Programmare i contenuti
  5. Pubblicarli e ottimizzarli
  6. Linkare gli articoli e i contenuti internamente
  7. Velocizzare il sito
  8. Monitorare l’andamento
  9. Aumentare i link in entrata
  10. Ripetere lo schema nel tempo

Consulenza Posizionamento Google

Per un risultato migliore e duraturo nel tempo, puoi richiedere il mio intervento mirato e specifico, a prezzi in linea con il mercato.

La consulenza posizionamento Google è divisa in 4 fasi generali, a loro volta divisa in sotto-fasi, che per brevità vedremo sotto forma di panoramica.

Anzitutto a chi si rivolge e quali sono i siti che dovrebbero usufruirne?

Di norma, io non accetto lavori che non abbiano un ritorno di investimento in termini di ricavi, se l’intento del committente è commerciale.

Se il cliente vuole solo aumentare il traffico per ricavare dalla pubblicità sul suo sito, o da affiliazioni, non ci sono problemi di sorta.

Anche nel caso di un’e-commerce l’aumento del traffico da Google, se mirato, in astratto porta a più vendite. Cioè a un aumento del traffico di utenti che hanno una consapevolezza e propensione all’acquisto molto marcata.

Negli altri casi va considerato il ritorno di investimento caso per caso. Ed è giusto così. Sinceramente non mi sento di consigliare male il cliente che vuole raggiungere la prima posizione in una keyword che poi non gli porta nulla.

  1. Per me sarebbe fin troppo facile posizionare una keyword non remunerativa, perché questo genere di keyword ha una concorrenza blanda, che una buona consulenza strategica può battere. Io stesso, sfruttando la mia esperienza, posso produrre contenuti di alto valore su keyword a basso impatto remunerativo, senza problemi. Ma non ha senso.
  2. Sarebbe invece molto più saggio identificare, attraverso le operazioni strategiche della prima fase, quelle ricerche con intento transazionale o commerciale, suscettibili dunque di produrre un acquisto o una richiesta di contatto. Anche qui però non ha senso puntare keyword molto competitive, sempre che il cliente non voglia spendere cifre esorbitanti. Va sempre fatto un bilanciamento onesto tra la disponibilità economica del cliente e il numero e la qualità delle operazioni che si possono fare.
  3. Per questo motivo, la mia consulenza posizionamento Google non ti vincola a contratti lunghi, ma ti propone un modello di crescita scalare, a moduli, che ti aiutano a ottenere dei risultati fin dai primi passi. Sta a te poi decidere quanti risultati vuoi, quanto vuoi espandere il mio raggio d’azione. Se non ottieni risultati dalle prime operazioni (diciamo entro i 3 mesi, salvo complicati casi di penalizzazioni o forte concorrenza) hai diritto di pensarci sù e non di rimanere legato a dei vincoli, che non sai dove ti porteranno. Il mio lavoro va valutato nella sua interezza, ma è giusto che riceva una tua valutazione. Tieni conto che in alcuni casi è possibile creare traffico remunerativo già in 3-4 settimane.

Le operazioni di indicizzazione e posizionamento sui motori di ricerca si rivolgono in particolare a:

  • Siti aziendali e di enti e organizzazioni, PMI e attività commerciali;
  • E-commerce e negozi online;
  • Attività locali (vedi consulenza local seo) da posizionare su Google Maps;
  • Studi professionali, siti web di professionisti;
  • Studi medici e dell’area salute;
  • Laboratori artigianali;
  • Lavoratori autonomi;
  • Blog, forum, siti personali;
  • Siti con affiliazioni (Amazon) e pubblicità;
  • Magazine e riviste;
  • Siti tematici;
  • Siti turistici (parchi, hotel, ristoranti, bed and breakfast et cet).

Le 4 fasi della consulenza sul posizionamento

1. Analisi delle ricerche e del mercato di riferimento

In questa fase analizzo le ricerche pertinenti rispetto ai temi trattati dal sito obiettivo delle operazioni di posizionamento su Google. Lo scopo è quello di trovare idee e spunti per costituire un piano editoriale, rafforzare i contenuti presenti, e soprattutto raggiungere quegli utenti che mostrano un livello di consapevolezza di tipo commerciale, cioè sono propensi ad acquistare un prodotto o un servizio. Oppure raggiungere utenti che cercano specifiche informazioni e soluzioni ai problemi, fornendo loro risposte e suggerimenti utili.

Analisi della concorrenza e dei siti top nelle ricerche

Studiare i siti concorrenti comporta due vantaggi:

  1. Sai cosa sta facendo la tua concorrenza, quindi su quali parole chiavi stanno puntando.
  2. Hai uno spunto su cui fare affidamento per cercare di raggiungere la prima pagina di Google con una strategia che funziona. Lo studio poi prosegue nel tempo, dando a me – in quanto consulente seo – del margine per intervenire, aggiustare, migliorare i contenuti.

L’analisi e lo studio dei siti top è fatta attraverso software professionali, che hanno un costo in licenza di 1000 euro l’anno e che metto a tua disposizione, tramite una serie di report, per scoprire che strategia di posizionamento sicura adottare per raggiungere risultati certi.

Perizia SEO e analisi dello stato del sito

Grazie all’audit SEO è possibile svolgere una vera e propria perizia sullo stato del sito, il livello di indicizzazione, la presenza su Google, l’attuale ranking. Ma anche verificare la sussistenza di errori che possono riguardare:

  • l’ottimizzazione dei meta tag, come ad esempio un uso non corretto del meta name title;
  • la presenza di duplicazioni;
  • la lentezza nella navigazione;
  • la presenza di collegamenti rotti e vicoli ciechi;
  • l’assenza di una struttura funzionale che favorisce la conversione del traffico in vendite, click o contatti.
  • il mancato posizionamento su keyword fondamentali;
  • l’assenza del posizionamento local per le attività locali;

2. Ottimizzazione del sito e piano di crescita

In questa fase si risolvono tutti i problemi e le mancate ottimizzazioni derivanti dall’audit SEO. Mentre dall’analisi delle ricerche e della concorrenza si giunge a un piano editoriale, con lo scopo di colmare le lacune e potenziare il sito con dei contenuti di alta qualità destinati a fare la differenza. Il piano editoriale comprende una calendarizzazione di interventi ad hoc per migliorare i contenuti esistenti e crearne di nuovi.

Imposto una struttura logica e gerarchica, definita Seo a Silos, cioè a compartimentazione, per facilitare il crawler di Google nella scoperta dei contenuti e migliorare l’indicizzazione al massimo.

Il sito viene velocizzato per valutarne il rendimento complessivo su Google e l’esperienza di navigazione degli utenti, cercando di far rientrare il sito nei parametri dei segnali web essenziali.

La campagna di link building è divisa in due fasi:

  • campagna di risveglio del sito, vengono creati dei backlink a partire dalla produzione di contenuti di qualità. Si tratta di un primo intervento volto a “svegliare” il sito, farlo notare da Google e porre le premesse per una ulteriore visibilità del sito.
  • in questo contesto rientrano anche le citazioni local per il miglioramento della posizione su Google Maps, per tutte le attività locali. Le citazioni confermano a Google l’esistenza di una certa attività in un preciso indirizzo fisico (NAP).
  • campagna di potenziamento della link popularity, successiva, che ha lo scopo di battere la concorrenza su keyword più competitive. Lo scopo è aumentare l’autorevolezza complessiva del dominio e delle pagine posizionate.

    I link sono la “valuta” del posizionamento e danno un segnale a Google dell’autorevolezza e popolarità del sito. È fondamentale che non siano spam, che non appartengano a schemi di link e che ci sia un controllo editoriale alla base, altrimenti si rischiano delle penalizzazioni.

In una ulteriore fase finale, si consolidano le posizioni raggiunte, si fanno piani per posizionare altri contenuti, si prepara il terreno per la fine della consulenza, perfezionando il processo di acquisizione dei contatti, di clic o di vendita là dove necessario. Da qui in avanti io consegno un sito che sviluppa traffico, che il cliente può decidere di potenziare con ulteriori investimenti lato contenuti SEO, e lato link building.

Scopri come funziona il mio PROTOCOLLO SEO cliccando sul pulsante qui sotto.

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