Come migliorare il posizionamento su Google e aumentare il traffico

Parliamo di come migliorare il posizionamento su Google, aumentare le visite da utenti interessati ai contenuti del tuo sito, per trovare più clienti che acquistano i tuoi prodotti oppure hanno bisogno dei tuoi servizi.

Il metodo che uso qui a grandi linee viene affrontato nel corso “Come farsi trovare su Google” dedicato a tutte le attività locali, ma può essere usato da chiunque come Guida SEO generale per salire su Google con le parole chiavi, sulle ricerche che interessano.

Queste linee ti forniscono un mix di tool e suggerimenti per ottimizzare al meglio il sito e ottenere una visibilità ampia sul motore di ricerca, sfruttando la mia esperienza e i risultati che ho ottenuto negli anni, a volte con un unico testo.

Qui non parlerò del metodo a SILOS che impiego in maniera strutturale quando ne ho la possibilità, perché significherebbe complicare un po’ le cose. Per adesso limitati a seguire queste istruzioni.

Aumentare la visibilità del sito su Google

Per migliorare la visibilità del sito su internet occorre lavorare su alcuni dei fattori di posizionamento, con azioni coordinate, in serie, che puntano a potenziare la presenza sulle ricerche di Google per più parole chiavi.

Ottimizza i contenuti al top

La prima cosa da fare è ottimizzare il sito al meglio e non dare nulla per scontato. Non adottare la strategia dei riempitivi nella stesura dei contenuti, se hai un e-commerce devi creare delle schede di prodotti attraenti e ricche di informazioni.

Il metodo migliore per scrivere un contenuto che si posiziona su Google è quello di immaginare tutte le possibili obiezioni che ti farebbe l’utente. Immagina il contenuto quindi come un vademecum chiaro ed esaustivo su un argomento.

Usa il linguaggio tecnico proprio del tema, ma non trascurare il lessico divulgativo. Il metodo che uso io per i miei clienti è molto semplice e si chiama “dimmelo a parole tue, che io lo traduco in parole mie”.

In pratica usa questa formula: se il tuo problema è questo, la soluzione è questa. Nella parte del problema parli come parlerebbe il tuo cliente ideale, che conosce il problema, ma non sa definirlo come faresti tu a causa della differenza in esperienza e formazione. Nella parte dedicata alla soluzione che proponi parli come tu ne parleresti con un collega, che ti capisce in quanto entrambi usate lo stesso lessico tecnico.

Quando ottimizzi il sito, non puoi tralasciare gli elementi fondamentali dell’ottimizzazione. Cura al massimo questo aspetto.

Se utilizzi un sito in WordPress, Wix o altri CMS usa le soluzioni SEO più impiegate come i plugin.

Poi focalizzati sempre sulla parola chiave e sulle correlate, ma non scrivere avendo in mente queste. Pensa più all’argomento, a come lo descriveresti parlandone con una persona in grado di capirti.

Se noti, in questo articolo, io ho attaccato subito con l’argomento principale, senza fronzoli. Non girare intorno all’argomento o rischierai di uscire dal parco semantico che gli è proprio, che Google usa per capire al meglio la qualità di quello che scrivi.

Riepilogando…

  1. Scrivi dell’argomento andando dritto al punto.
  2. Ottimizza ogni sua parte usando un plugin SEO come Yoast nel caso di WordPress (altri sono RankMath e AIOS). In particolare Yoast ti aiuta per seguire alcune regole fondamentali come inserire le parole chiavi, i titoli dei paragrafi e via dicendo.
  3. Ottimizza il title tag e la descrizione mettendo in primo piano la parola chiave.
  4. Scrivi in maniera tecnica dell’argomento, ma non tralasciando la parte divulgativa, che aiuta l’utente a immedesimarsi nel problema che tu ti proponi di risolvere.
  5. Non scrivere un riempitivo. Controlla quanto sono esaustivi i siti nelle prime posizioni su Google con quella parola chiave e cerca di fare meglio di loro. Articoli in grado di rispondere a tutte le possibili obiezioni, quindi lunghi almeno 1600-2000 parole, tendono a posizionarsi meglio.

Per i contenuti devi rispettare il principio dell’E.A.T. un acronimo introdotto da Google nelle sue linee sulla qualità dei contenuti già nel 2015.

E.A.T. significa – come riporta Marie Haynes – Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness. Dimostrare una buona E-A-T sia dentro che fuori il tuo sito web può potenzialmente aiutare a migliorare il ranking di Google.

In concreto significa che i contenuti devono provenire da una fonte esperta, autorevole e degna di fiducia. Esso ha un’importanza decisiva in tutti quei siti che forniscono consigli, servizi o prodotti dai quali dipende qualcosa di molto importante, come la sicurezza economica o il benessere fisico e mentale (pensa ai siti di medicina o a quelli che promettono prestiti).

In quanto esperto del tuo settore, tutto ciò che affermi deve avere una validità, un consenso e devi rinforzare questo aspetto.

  • Puoi e devi linkare sempre le fonti che corroborano una tua tesi;
  • Devi mostrare di conoscere l’argomento di cui tratti essendo affidabile;
  • Sul web deve risultare chiaro dai dati aggregati che ciò che dici è vero, e quello che fai risulta in modo effettivo (pensa alla semplice verifica della scheda di un’attività locale su Google).

Il principio E-A-T non è un fattore di posizionamento per sé, ma la sua osservanza spinge a migliorare alcuni dei fattori che Google tiene in grande considerazione.

Personalmente nel 2017 ho preso in carico il SEO di un sito medico e di benessere e ho dopo due anni e mezzo avevo portato le visite da 700 giornaliere a quasi 10.000, usando i principi dell’E-A-T e senza ricorrere ai backlink.

Potenzia l’indicizzazione

Google indicizza il tuo sito in lungo e in largo, ma per favorire questo processo devi fare in modo che l’indicizzazione, una volta ottenuta, porti a un miglior posizionamento.

Ci sono alcuni fattori tecnici che influiscono sulla visibilità del sito e che puoi usare a tuo favore.

Se noti, il sito che stai leggendo adesso in realtà è molto semplice. Se stai navigando da smartphone, quindi da un dispositivo mobile, vedrai solo la parte del contenuto, un menu e un logo. Tutto molto lineare, minimalista.

Posto che dietro c’è anche una scelta di stile, è chiaro che io sto privilegiando la lettura, l’usabilità, la velocità nell’accedere ai miei contenuti rispetto a una qualsivoglia pretesa grafica. Anche la home page è molto semplice, eppure non manca di dare le informazioni che servono.

Cosa vuol dire questo? Che sto privilegiando dei fattori che hanno un’importanza decisiva nel posizionamento, perché Google tiene in gran conto la performance del sito da mobile.

Quindi…

  1. Fai in modo che il tuo sito sia veloce. Se lo realizzi in tecnologia WordPress o simili, non mettere plugin che non usi, non usare immagini troppo pesanti, non inserire sezioni che non servono allo scopo che è quello di attirare traffico interessato destinato a compiere un’azione (leggere, acquistare o contattarti).
  2. Fai un test di velocità su GtMetrix o su Google Insights. Se il sito è lento l’utente può abbandonarlo prima di entrare. Questi due tool gratuiti ti permettono di identificare le fonti che rallentano il caricamento delle pagine.
  3. Verifica che sia fruibile da mobile attraverso l’impiego di un tema responsive cioè che si adatta agli schermi dello smartphone. Quando scegli il tema grafico del tuo sito privilegia la leggibilità e la velocità di navigazione, non spendere soldi inutilmente in temi troppo complessi se poi questa complessità non serve a nulla.
  4. Fai un test per verificare se il tuo sito o le sue pagine sono ottimizzate per i dispositivi mobile.
  5. Usa Google Search Console per una diagnostica di base. Ti può segnalare problemi di indicizzazione (copertura), eccessiva lentezza, ti dà un resoconto nel tempo dell’esperienza dell’utente, ti dice se ci sono problemi di leggibilità. Per iniziare questo monitoraggio è sufficiente avere una casella GMAIL funzionante, cercare su Google “Search Console” e aggiungere il proprio sito, seguendo le istruzioni per la verifica. Se hai installato il plugin SEO Yoast la verifica è semplice.

Quando scegli un piano hosting per il tuo sito, non pensare solo a risparmiare. Le performance del server possono limitare le velocità del sito e tenerlo dagli standard di leggibilità e usabilità che oggi si accompagnano a una navigazione dati (5G) e terrestre (Fibra) sempre più performante.

Se possiedi un e-commerce con tanti prodotti avrai bisogno di potenza alle spalle per farlo andare veloce, soprattutto se i database del sito devono supportare sia i prodotti, sia gli utenti oltre allo shop online vero e proprio.

Se il tuo sito è lento prima o poi perde posizioni perché Google considera la velocità un fattore di posizionamento.

Google usa da qualche tempo il parametro dei Segnali Web Essenziali per misurare la performance di velocità e usabilità dei siti web. Puoi misurare il tuo sito o le tue pagine sull’apposito tool di Web Dev.

Cerca di capire cosa vogliono davvero gli utenti

Ogni azione ha uno scopo. Le ricerche di norma si basano sulla necessità di risolvere problemi. I problemi possono essere minimali e talvolta non essere dei veri problemi, ma è chiaro che se andiamo ad analizzare bene le ricerche, più o meno sono tutte su questa falsariga. Il bisogno di informazione è prevalente.

Come spiego bene nel corso Come farsi trovare su Google quello che cambia è il livello di consapevolezza dell’utente e cioè il grado in cui possiamo misurare il suo intento.

L’intento è qualcosa di più dell’intenzione, è il sottinteso di un’azione volta a raggiungere uno scopo.

Su Google, la consapevolezza di un utente che cerca soluzioni si manifesta attraverso tre tipologie di ricerche (query).

  1. Ricerche informazionali, l’utente è alla ricerca di informazioni su uno specifico argomento.
  2. Ricerche navigazionali, quando l’utente usa Google come una guida nel web che lo porta proprio dove vuole andare, ad esempio su un sito web digitando il nome del sito o cercare determinate entità (persone, istituzioni, profili social e marchi specifici).
  3. Ricerche transazionali con le quali l’utente manifesta una chiara propensione all’acquisto. Tra queste comprendiamo anche le query commerciali, nelle quali l’intento di acquistare è più spinto.

Negli anni ho costruito una strategia SEO efficace che coniuga la struttura del sito con la natura delle query, al fine di andare incontro all’intento dell’utente e fare in modo che i visitatori potenzialmente interessati al tuo sito, dopo essere atterrati, compiano le azioni che tu desideri, come contattarti, acquistare un prodotto o un servizio.

Devi dire in modo chiaro chi sei e cosa fai

Questa strategia parte dalla considerazione che nel mondo online, per avere successo nelle vendite o negli affari, devi tentare di riprodurre al massimo le caratteristiche tipiche dello scambio tradizionale.

Lo scambio tradizionale basato sul commercio e la vendita di servizi è un modello di enorme successo. Non è il caso qui di parlarne in dettaglio, ma come potrai notare, le più antiche e floride città della storia si trovano proprio in zone dove è facile scambiare beni e servizi. Su insenature protette, sui guadi dei fiumi, al centro di vaste pianure.

Le persone si fidano dei venditori tradizionali perché possono toccare con mano i prodotti e sanno da chi stanno comprando. La diffidenza negli acquisti online è ormai svanita, ma questo lo si deve agli enormi sforzi di trasparenza fatti dai venditori e poi dai regolatori.

Per questo è molto importante dire chi sei e di cosa ti occupi e organizzare il sito di conseguenza.

In questo modo vai anche incontro alle query che abbiamo visto.

  • le query informazionali riguardano la tipologia di problemi e bisogni che risolvi, e quindi potrai destinare ad essere delle pagine specifiche, di riepilogo generale (le categorie dei prodotti, le pagine di consulenza e servizi).
  • le query navigazionali riguardano chi sei e la tua attività, il tuo marchio, la tua professione e quindi dovrai destinare ad esse pagine come la home, la pagina profilo, la pagina di contatti e dove siamo.
  • le query commerciali e transazionali riguardano direttamente la soluzione specifica e quindi esse troveranno sistemazione nelle schede prodotto, negli articoli del blog interno.

Come puoi notare c’è una certa corrispondenza tra le sezioni di un sito e l’intento dell’utente. Una corrispondenza che magari prima ti sfuggiva, ma ora appare molto chiara e che puoi sfruttare a tuo vantaggio lavorando bene sui contenuti, sulle schede prodotto, le pagine delle categorie, gli articoli del blog e in generale le pagine in cui dici chi sei e di cosa ti occupi. Ma con raziocinio.

In tanti pensano che basti avere una home page per dire tutto, ma non basta oggigiorno. La home page è importante come vetrina e come pagina index in grado di diramare il traffico. Ma non può corrispondere a centinaia di ricerche potenziali, come le altre sezioni del sito.

Monitora la performance dei contenuti e migliorali

Una volta che hai creato i contenuti devi valutare il loro impatto sul motore di ricerca. Quanto tempo richiede Google per vedere salire il sito? In tanti vorrebbero saperlo e spesso le risposte dei SEO specialist sono molto vaghe.

Uno studio condotto da Ahrefs, una società leader nel campo della SEO, dimostra che solo il 5,7% dei contenuti appena pubblicati, si posiziona entro un anno nella prima pagina di Google. A un anno dalla pubblicazione, le pagine tendono a posizionarsi per il 74,8% al di fuori della top 100, per il rimanente 19,5% nelle posizioni 11-100.

Se poi andiamo a vedere il volume di traffico, tra le keyword ad alto volume, con ricerche mensili superiore a 50.000 la percentuale scende allo 0,3%, mentre sta fuori dalla top 100 il 97,2%. Il dato migliore solo quando prendiamo in considerazione le keyword a basso volume (con < 1000 ricerche mensili). In questo caso solo il 4,8% raggiunge la top 10 nel primo anno di vita del contenuto, mentre il 18,1% sta tra la seconda pagina di Google e la posizione n. 100.

Lo studio di ahrefs su quanto tempo impiega un contenuto a posizionarsi su Google.

Morale della favola: è difficile posizionare nuovi contenuti oppure in media si producono contenuti di scarso valore, che dopo un anno non hanno prodotto alcun risultato?

Come si dice in questi casi, la verità sta nel mezzo. Probabilmente si scelgono parole chiavi troppo competitive, anche in relazione alla qualità dei contenuti già esistenti, e non si fa uno sforzo adeguato per produrne di migliori. Non è facile migliorare il posizionamento su Google eseguendo male le fasi iniziali.

In poche parole: l’analisi sulle ricerche e sulla concorrenza non ha messo in luce le difficoltà nel posizionare il sito e si è scelta una strada più complicata. Fortunatamente si può intervenire in fase di monitoraggio, rimettendo il sito sul sentiero giusto.

Il monitoraggio della performance di un contenuto è possibile usando due tool gratuiti di Google. Il summenzionato Google Search Console e Google Analytics.

Con il primo analizzi come il sito compare su determinate ricerche e quante volte appare e quanto viene cliccato in relazione alla sua posizione; con il secondo misuri le metriche principali del traffico organico, i canali di ingresso al sito, che tipologia di utenti li legge, il livello di coinvolgimento e di interazione che hanno una severa influenza sulla capacità di conversione dei tuoi contenuti.

Usa Google Search Console per salire di posizioni

Google Search Console è uno strumento gratuito fornito da Google che serve principalmente per:

  1. Fare una diagnostica generale del sito e comunicare con Google in merito alla presenza di problemi di indicizzazione.
  2. Verificare la performance del sito sul motore di ricerca, registrando i piazzamenti delle keyword ad intervalli di tempo.

Puoi fare un uso critico di Google Search Console sia per rivedere il lavoro sui contenuti, sia per valutare l’impatto sugli utenti.

Ad esempio, nella schermata iniziale ti fa un riepilogo dell’esperienza degli utenti sulle pagine e sui segnali web essenziali.

Ma è nell’analisi del Rendimento che questo strumento dà il meglio e che ti aiuta a migliorare il posizionamento su Google. Nella schermata qui sotto come vedi è in grado di fornirti il numero di clic e le impressioni per ciascuna query (ricerca) oltre alla posizione media mantenuta nell’intervallo di tempo segnato sopra.

Puoi restringere fino a 7 giorni e fare confronti fra diverse finestre temporali, scegliendo pure tra intervalli personalizzati.

Cliccando su “Nuovo” puoi raffinare i risultati isolando parole chiavi. Nell’immagine seguente vedi come compare un menu che può darti ulteriori suggerimenti.

Scegliendo Pagine anziché Query ottieni il rendimento complessivo delle pagine più viste attraverso il traffico organico. Cliccando su ciascun indirizzo puoi trovare le keyword che portano traffico a quella specifica pagina con le posizioni medie basate su tutte le query che portano l’utente dentro quell’indirizzo.

È andando nel dettaglio di ciascuna URL che puoi verificare quanto sta rendendo nell’ultimo periodo o in confronto a uno precedente. A volte questa comparazione si rende necessaria per investigare una perdita di traffico secca o un guadagno repentino di posizioni.

traffico da google

Cliccando sul primo risultato in alto e selezionando i 4 quadranti dei Clic totali, Impressioni totali, CTR media e Posizione Media, puoi ottenere un dettaglio delle posizioni e di quante volte è comparso quel contenuto (negli ultimi 28 giorni) nelle ricerche su Google. È sufficiente cliccare su Query.

migliorare traffico google

In questo caso vedi i dati aggregati. Il numero che ci interessa di più è il CTR, cioè il numero di persone che in percentuale cliccano sul risultato dopo averlo visto comparire su Google (numero di Impressioni). Quindi è un rapporto tra click e visualizzazioni. La posizione numero 4 assicura per alcune keyword un CTR che va dal 6,9% al 8,3%. Come noti una keyword posizionata più in basso di un’altra può portare a più click perché probabilmente la descrizione inserita su Google soddisfa maggiormente l’intento dell’utente.

Su questi risultati c’è poco da dire. Le keyword sono mediamente competitive, tranne l’ultima, e il sito del mio cliente è ben posizionato, riceve traffico qualificato. Ma ovviamente, come detto in precedenza, il suo sito ormai si posiziona per migliaia di query. Bisogna identificare quelle che non crescono, che hanno un basso CTR e un discreto volume di Impressioni. Se i risultati sono poco soddisfacenti in termini di Posizioni e Click significa che per quelle keyword, non stiamo rappresentando il vero intento dell’utente. Occorre quindi una riscrittura, quello che in gergo si chiama “content curation” e che io svolgo da anni.

Usare Analytics per migliorare i dati di coinvolgimento

Google Analytics è un tool di statistiche fornito da Google che ha funzionalità complesse ma che aiuta a interpretare al meglio il rendimento globale del sito. È indispensabile se fai web marketing avanzato e devi tracciare i percorsi degli utenti e le loro azioni, così da analizzare al meglio le conversioni.

Ma a livello base può darti informazioni importanti sul coinvolgimento del pubblico.

Quanto tempo trascorrono sulle pagine, dove vanno quando atterrano su una pagina, il loro profilo demografico, che interessi hanno.

Il livello di coinvolgimento è molto interessante: puoi verificare quanto scorrono gli utenti sulle pagine, se cliccano, quali sono alla prima visita. Da un punto di vista demografico puoi capire da che città arrivano, ma è solo un esempio.

Se i visitatori trascorrono poco tempo sulle tue pagine più importanti, nonostante il traffico, significa che o stai puntando keyword errate oppure non stai dando le informazioni richieste oppure c’è qualche problema di natura tecnica (il sito è lento, per esempio).

Per migliorare le prestazioni del sito su Google lavora sull’intento inserendolo nel tag descrizione (meta tag description) per attirare gli utenti fin dalle loro ricerche, e all’inizio del contenuto.

Sviluppa la navigazione interna

Per migliorare il posizionamento su Google una tecnica sicuramente efficace è quella di linkare tra di loro i contenuti che hai fatto nel tempo.

La strategia è molto semplice ed è quella che porta un certo vantaggio, perché a differenza della raccolta di link esterni (campagna di link building) qui puoi veramente usare le parole chiavi per collegare i tuoi contenuti (tramite anchor text, cioè la parola / frase con la quale linki un sito o un URL interno), senza rischiare nulla.

Google, per esempio, preferisce che nei guest post, ammesso che questi non sembrino una forzatura, non vengano usati gli anchor text (link con parole chiavi) perché è un mezzo per manipolare l’algoritmo. Segno che, come tutti i SEO specialist sanno bene, gli anchor text hanno valore.

  1. Fai in modo che tutto il nuovo contenuto che produci sia in qualche modo collegato a contenuti già esistenti, ogni volta che lo menzioni. Se il tuo sito è tematico ci sono buone probabilità che in un nuovo articolo / contenuto tu possa menzionare un argomento già affrontato.
  2. Migliora il linking interno dei contenuti già esistenti.
  3. Migliora la performance di singole parole chiavi, linkando il contenuto che le contiene da altre pagine del tuo sito. Vai su Google e inserisci questo operatore:
    site:example.com parola chiave.

    Usa il tuo sito e la tua keyword per trovare le pagine dove puoi linkare il tuo contenuto.
  4. Non appena pubblichi il nuovo contenuto, vai sui vecchi e linkalo seguendo l’esempio sopra riportato. Cerca sempre di scrivere avendo in mente il contenuto generale del tuo sito. Rinforza le pagine deboli usando Google Search Console e cerca di essere esaustivo sull’argomento, eliminando tutto quello che non c’entra nulla.
  5. Non linkare solo per la parola chiave principale, ma alterna con parole chiavi correlate così da coprire più ricerche.

In conclusione

Puoi migliorare il posizionamento del sito su Google ottenendo backlink da siti tematici, ma non è facile. Per favorire l’acquisizione di link devi scrivere contenuto di qualità, che può essere linkato in giro per la rete.

Per favorire questo approccio devi produrre contenuti che non si limitino al tuo prodotto quanto guardino, piuttosto, all’intento dell’utente.

Quali sono le tipologie di contenuti che piacciono di più?

  1. Contenuti how to o “come fare”, delle guide che aiutano a risolvere un problema
  2. Novità nel settore e raccolte di articoli trovati in rete (è sufficiente mettere un alert di Google o cercare sui social media e nei forum).
  3. Comparazioni tra prodotti / servizi con recensioni e analisi di performance.
  4. Svantaggi e vantaggi di un determinato processo.
  5. Articoli verticali con grafiche, tabelle, video.
  6. Liste di cose da fare o di confronto.
  7. FAQ e Guide 101.