Tecniche SEO sbagliate nel 2015

tecniche-seo-2015Con l’arrivo del nuovo aggiornamento di Penguin, giunto alla versione 3.0, Google ha ribadito la linea dura contro lo spam e contro quelle tecniche volte a manipolare l’indicizzazione dei siti e il posizionamento sul motore di ricerca. Ma se Penguin riguarda la struttura dei link, altri speciali algoritmi guardano alla velocità del sito, alla sua resa nella versione mobile e alla congruità e bontà dei contenuti (in particolare modo Panda e Hummingbird). Le tecniche SEO qui riportate sono in grado di danneggiare il posizionamento del vostro sito, in maniera tale da poter subire una penalizzazione sia sul versante Panda, sia sul versante Penguin.

1) Compravendita dichiarata di link – il link in entrata è un fattore importante nel posizionamento, anche se taluni seo specialist ritengono che non sia più rilevante, ci sono prove empiriche che confermano il contrario. Il backlink nel 2014 è stato assai fondamentale per ordinare le pagine dei risultati e lo sarà anche nel 2015, per il semplice motivo che l’algoritmo pagerank rimane uno dei know-how basilari per Google. Coloro che affermano che ci si può posizionare esclusivamente con i segnali sociali probabilmente ignorano il fatto che una società come Google, delle sue proporzioni, non lascerebbe mai che fosse una società esterna, peraltro rivale (per esempio Facebook) a decidere la sorte dell’indicizzazione.

Ma torniamo ai link in entrata: tra le pratiche vietate da Google – a riprova dell’importanza di una campagna di link building – c’è quella della compravendita di link, cioè acquisto e vendita conclamata.

tecniche seo

Al principio dell’estate Google ha pesantemente penalizzato piattaforme come Teliad, che in modo spudorato e dichiarato, acquistavano e vendevano link attraverso una rete di blog affiliati. Casi analoghi si sono verificati anche in Inghilterra, Germania e Stati Uniti. La scure contro i link acquistati è scesa pesantemente non solo sul collo di questi network, ma anche su siti che offrono la possibilità di inserire dei link dietro pagamento attraverso formule come il guest posting, che ovviamente, una volta abusato diventa meno efficace.

Perché Google punisce i link comprati? Beh, perché si aspetta che il posizionamento di un sito nelle prime posizioni del motore di ricerca, sia dovuto a delle caratteristiche intrinseche dello stesso, cioè al valore dei contenuti e alla loro capacità di essere diffusi online, attraverso un linking spontaneo. Ovviamente questa presa di posizione, a contrario, ci conferma l’importanza del link e del fatto che un certo numero di link di qualità riescono a muovere il posizionamento verso l’alto, anche senza un contenuto molto efficace. Google non pretende tuttavia che non si vendano degli spazi pubblicitari sul sito, anche sotto forma di link testuali o sotto banner, ma vorrebbe che il link avesse il tag nofollow inserito, in modo da non passare PageRank.

2) Link da article marketing e directory – fino al 2012, ma anche per qualche mese del 2013 era possibile posizionarsi semplicemente inserendo il proprio sito in directory o siti di article marketing, almeno in Italia. Chi proponeva dei servizi seo per il posizionamento non prescindeva da queste tattiche abusate. Qui in pratica si è osservato che questi siti non danno più la spinta necessaria e anzi, over-ottimizzati sulla parola chiave, sono anche suscettibili di causare una penalizzazione. In particolare si conferma la regola aurea di Google sui backlink: tanto è più facile ottenerlo, quanto meno vale.

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In sostanza si finisce nel radar di Google con la raccolta di backlink di scarsa qualità, da fonti di dubbia autorevolezza, che non effettuano un controllo editoriale (e che sono suscettibili di un ricalcolo verso il basso o di una penalizzazione manuale). In Italia il fenomeno chiamato article marketing non ha mai avuto a che vedere con il web content marketing. Si è sempre trattato di un tentativo di acquisire link in entrata a basso costo, in notevole quantità. Ma l’efficacia non vale lo sforzo messo nella realizzazione di articoli non informativi, ma che devono essere comunque lunghi e originali.

3) Link automatizzati e commenti sui blog – nel corso degli anni si sono diffusi software automatizzati che permettono di inserire commenti su blog, effettuare trackback e automatizzare la pubblicazione in directory e siti di article marketing. Questi software facevano un lavoro egregio nella raccolta di backlink, ma il crawler di Google è diventato molto più raffinato e riconosce il pattern dell’automatizzazione, togliendo efficacia ai link e anzi facendo insorgere il pericolo di una penalizzazione. Naturalmente commentare sui blog inserendo il proprio url non è disdicevole né pericoloso, anzi, aiuta a stabilire dei contatti e ottenere lettori, ma sulla base di commenti reali e funzionali. Va anche tenuto conto che non c’è un effetto positivo, ma solo un effetto negativo. I siti migliori utilizzano sistemi antispam o moderano i commenti evidentemente automatizzati. Per cui se nessuno passa pagerank, in quanto i commenti sono per la maggior parte nofollow, alcuni potrebbero passare del trust, quelli messi in buoni siti, che appunto devono essere in tema, manuali e pertinenti.

4) Pessima ottimizzazione on page – ottenere link facili negli anni ha portato molti proprietari di siti, consulenti seo specialist e agenzie seo a trascurare l’ottimizzazione delle pagine del sito, secondo gli standard e le linee guide richieste da Google. Standard di ottimizzazione che, con l’arrivo degli algoritmi Panda e Hummingbird, richiedono un lavoro di eccellenza e qualità che non può essere lasciato al caso. Over-ottimizzare, usare troppo le keywords, creare testi poco funzionali, di scarsa importanza che ospitino in modo sconnesso le parole chiavi, fa venire meno l’efficacia della parte on site, generando scarso ranking. In particolare, il link building applicato a pagine di scarso valore è del tutto inutile, perché Google è in grado di interpretare il valore intrinseco di una pagina e attraverso altri elementi, dedurne la sua funzionalità rispetto al pubblico. Per questo motivo l’ottimizzazione on page dovrebbe essere rivista come importanza e messa al posto che le compete, assicurandole priorità.

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