Seo, prezzi e costi e stranezze

Una questione molto dibattuta e sulla quale mi preme tornare è quella relativa ai costi del web marketing e specificamente della ottimizzazione e promozione sui motori di ricerca. Ricevo richieste di preventivo molto particolari, devo dire, che confermano un dato che contribuisce un po’ a rendere complicata la questione sulle tariffe di posizionamento: l’utente medio italiano del web, azienda, professionista o utente occasionale, è molto immaturo.

Questa immaturità deriva da due fattori: il forte arretramento del nostro paese in tutto ciò che riguarda internet e la mancanza di controlli che conduce alla concorrenza sleale.

Entrambi questi problemi sono di fatto irrisolvibili, perché marchiano a fuoco l’esperienza lavorativa in Italia, paese riottoso e incapace di obbedire alle regole che si è dato.

Nel primo caso il legislatore è disattento per non dire ignorante. Solo poche settimane fa il Presidente del Consiglio ha pronunciato per la prima volta la parola Google, pronunciandola in un modo talmente strambo da far venire i capelli dritti persino ad Aldo Biscardi. La disattenzione però è più grave quando non produce alcun intervento fiscale di appoggio alle imprese e gli operatori che stanno sul web e anzi, quando il web viene costantemente messo sotto accusa, con ridicoli pretesti riguardanti la privacy e la tutela personale, che nulla hanno a che vedere con la libera iniziativa economica. Un legislatore sordo, cieco e muto, che pretende di fornire la propria visione e imporre la propria parola su un argomento di cui ha sentito poco e nulla.

Il secondo aspetto tocca un problema irrisolto nel nostro paese: quello della mancanza di controlli, anche nell’ottica di assicurare una maggiore flessibilità. L’impresa privata viene compressa, schiacciata da una esorbitante burocrazia, ma al contempo viene consentita a chiunque, purché ne abbia le possibilità materiali e non le competenze. E per possibilità materiali a volte intendo semplicemente i ritagli di tempo o un’amicizia altolocata.

Sembra che nel nostro paese, per non subire la concorrenza sleale, piuttosto che delle leggi si abbia bisogno degli albi professionali, che notoriamente non brillano per liberalità! Il solito paradosso all’italiana che contribuisce a generare una notevole confusione in materia di lavoro. Abbiamo un’offerta che circuisce la domanda e che la strozza, fino a saturare il mercato, rendendolo insidioso e incerto. Da questa incertezza nasce l’immaturità del consumatore di servizi internet.

Maggiore serietà ci sarebbe se gli operatori fossero tutti regolari, seri e non imponessero offerte troppo basse e troppo alte, cioè che si facessero guidare dalla famosa mano invisibile del mercato e inoltre se i potenziali clienti capissero – una volta per tutte – che il web marketing è pubblicità e che la pubblicità è un investimento di medio lungo termine che fa guadagnare.

Le tariffe negli Stati Uniti

Come mai se un operatore apre un negozio spende 1000 e se apre un sito web vuole spendere 10? E’ un atteggiamento francamente incomprensibile, al quale concorrono di sicuro tutti quei dilettanti che si improvvisano professionisti della rete e che nella migliore ipotesi sono i cugini dei fratelli dei cognati della sorella del mio migliore amico che sa un po’ di html!

In merito ai costi la SEO, e più estesamente il SEM, hanno dei costi variabili esattamente come la pubblicità. Posso investire su uno spot di 20 secondi o uno di 25, posso assumere un testimonial cannibale al giorno o affidarmi alla computer grafica, potrei pagare i diritti per una canzone famosa o farla comporre per l’occasione. In più posso incaricare la migliore agenzia o quella meno nota, prenotare una fascia oraria di alto profilo o una con meno ascolti. Insomma, siamo di fronte al classico mix di dati oggettivi e soggettivi. Ciò che non sta bene è la slealtà. Se qualcuno vi offre qualcosa a costo quasi zero, la domanda da farvi non è: “quanto è stupido?” ma “quanto sono stupido?”… la fregatura è sempre dietro l’angolo.

L’immaturità traspare anche dalle richieste di preventivo, che vanno accompagnate con una relazione sui costi / benefici, almeno in via preliminare. Talvolta ricevo richieste di posizionamento su parole chiavi estremamente concorrenziali e di alto impatto. In genere le richieste non prevedono mai un budget iniziale, viene sondato il terreno, ma l’immaturità porta spesso a poggiar male il piede. Non prevedendo un budget io indico un costo ideale della posizione finale della singola parola chiave, facendo chiaramente capire che il mio ruolo è quello di trovare altre soluzioni, che implichino un ritorno di investimento soddisfacente. Se si chiede il prezzo per stare al primo posto su “offerte di lavoro”, non ci si potrà mai sorprendere che viene richiesta una cifra molto alta per il primo posto. Conviene precedere il discorso dicendo: ho 2000 euro di budget, cosa possiamo fare? Allora io indicherei tutte le opzioni possibili, non escludendo nulla (cioè non escludendo nemmeno il PPC se fosse più conveniente).

Un maggior sforzo degli operatori del web, una maggiore apertura verso i clienti non guasterebbe. Spesso i professionisti della rete tendono a parlarsi addosso, a essere autoreferenziali, a creare una communità per sè stessi e non per il potenziale cliente, pensando che l’elitismo mantenga integro il loro sapere non protetto dalle mura dell’albo professionale. E’ un atteggiamento tipico di chi vede insicuro il proprio passo e non si fida del terreno su cui poggia il piede. Forse, vale la pena di crescere insieme al cliente.

6 Comments

  1. Pietro
    • Pietro

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