Seo e ristoranti, cosa fare

Il local seo è rilevante nel settore turistico, soprattutto per quel che riguarda gli alberghi e tutto il settore della prenotazione online. Ma che rilevanza può avere il local e in genere il posizionamento su Google per i ristoranti?

Tutto parte dai volumi di ricerca delle parole chiavi. A differenza dell’hotel la scelta del ristorante implica meno garanzie da parte dell’utente. In genere la lista di “comodità” offerte da un albergo è molto più ampia, ciò non toglie che il cliente del ristorante possa essere ugualmente esigente. Anzi, spesso il ristorante è un luogo perfetto per chiudere accordi di lavoro, impostare trattative e, naturalmente, rendere più interessanti delle relazioni personali. Diversi studi fatti da gruppi di ricerca di psicologi americani confermano che offrire un pasto predispone l’interlocutore a una miglior conversazione e facilita il buon esito dei negoziati. Ecco perchè i potenti della terra non si fanno mai mancare uno spuntino… e perchè le inaugurazioni delle attività sono spesso contraddistinte da un buffet gratuito.

Osservando la figura soprastante ci si rende subito conto che esistono almeno 4 tipi di ricerca sui ristoranti:

  1. Una ricerca generica – contraddistinta da parole chiavi che potrebbero ricomprendere informazioni non necessariamente legate alla prenotazione (es.: ristoranti, guida ristoranti).
  2. Una ricerca specifica per genere – nella quale le ricerche fanno riferimento a un particolare tipo di cucina o di atmosfera (es: ristorante giapponese, ristorante pesce, ristorante romantico).
  3. Una ricerca specifica per città – la classica declinazione “local” delle ricerche turistiche, legate alle città e alle zone geografiche (es.: ristoranti milano, ristoranti napoli).
  4. Una ricerca specifica per denominazione – relativa a ristoranti abbastanza conosciuti, per i quali si digita direttamente il nome, probabilmente alla ricerca del numero di telefono per prenotare o per conoscere il menu o le opinioni di altri utenti.

In questo quadro l’aspetto più interessante è certamente fornito dal “local” e dalla ricerca specifica per generi, almeno dal punto di vista SEO, con particolare riferimento a chi gestice i ristoranti e a chi gestisce i portali di ristoranti.

L’avvento di Facebook ha fatto propendere verso il social media marketing, puntando qualche fiche di troppo su un tavolo che è tutto da sperimentare, in quanto ad efficacia. Con i ristoranti, una tattica suggerita e che sembra avere successo, è quella di creare un gruppo di aficionados e offrire loro un pasto, in modo da avere in cambio un’esposizione pubblicitaria indiretta nel network di amicizie dei beneficiari. Ma queste proposte, a parte che funzionano specificamente per quei ristoranti che hanno un “tocco” tutto loro, non risolvono il problema della presenza su Google. Come tutti sanno il problema non è quello di stabilire il miglior modo di raggiungere i tuoi clienti, ma sapere dove essi sono. Una volta che lo sai, stabilisci il metodo per contattarli. A questo punto tornare ai dati di traffico di Google è fondamentale.

L’avvento di Twitter in Italia è stato abbastanza silenzioso, non ha ricevuto la stessa esposizione di Facebook, ma probabilmente è uno strumento che si adatta di più a fare da anello di congiunzione tra social marketing e search engine marketing. Immaginiamo di dover cercare un ristorante a Milano. Se non lo facciamo su Google e procediamo su Twitter o Facebook, soprattutto sul primo, troveremmo magari qualcosa. Dopodiché urge cercare un maggior numero di informazioni che Twitter non può darci (e neanche Facebook, si pensi alla recensioni “neutre” ed indipendenti). A quel punto si ritorna su Google ed ecco spiegata la resistenza di certe cifre di fronte all’espansione dei siti social.

Il miglior consiglio che si può dare e che danno gli esperti del settore in America, dove la profondità del social media marketing è più marcata, è quello di avere un approccio olistico al web marketing e di anteporre sempre il motore di ricerca al sito social, per il semplice fatto che dovendo trovare un anello di congiunzione tra i due insiemi, è meglio scegliere la strada che assicura una minor perdita di potenziali consumatori.

Facciamo finta che io sia un ristoratore e mi metta nei panni del mio cliente interessato a trovarmi su Internet. Se curo esclusivamente il lato social è probabile che sarò trovato solo via siti social. A questo punto la mancanza di informazioni neutrali e complementari sul mio locale, che a causa dei limiti tecnici di Facebook e Twitter non posso fornire, finirà per mettere a repentaglio la prenotazione. Se curo esclusivamente il motore di ricerca e non ho una presenza social, le possibilità di materializzare la prenotazione aumentano, soprattutto se curo l’inserimento della scheda nelle mappe di Google, ma ovviamente disperdo tutto il potenziale insito nel passaparola, che è il veicolo pubblicitario più efficace.

Come ho ripetuto altre volte – e mi piace insistere su questo punto, perchè ritengo che dobbiamo fare un balzo verso la maturità, nel nostro paese – l’anello di congiunzione tra questi due mondi è necessariamente il blog. Capisco la ritrosia nell’affrontare l’argomento, che rimane di difficile comprensione (ma a cosa serve il blog se ho il sito? A che serve se ho Facebook?), ma la differenza in termini di risultati è notevole.

2 Comments

  1. Pietro

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