Il contenuto recita ancora un ruolo importante nel posizionamento? E come si può cambiare il destino di una pagina calibrando le parole da inserire? L’avvento di Google Caffeine se possibile ha esasperato alcuni concetti, inasprito il filtro antiduplicazione e migliorato globalmente le prestazioni di Google, molto più veloce nei tempi di risposta.
L’ipotesi che per posizionarsi serva un flat site, un sito di larghe dimensioni, non è sempre corroborata dai fatti, anche se si posizionano meglio le pagine ricche di contenuto, inserite in un ampio spettro informativo, organizzato in struttura gerarchica.
Ma come può migliorare il posizionamento di una pagina, anzi, il suo rendimento su Google in relazione al contenuto e al testo. E’ ovvio che su larga scala il contenuto va organizzato secondo una regola seo standard: l’interazione semantica. Negli ultimi anni anche i CMS più famosi, come ad esempio WordPress, OsCommerce e Joomla, permettono di organizzare i contenuti per categorie. le macro-categorie vanno considerate come le chiavi di volta di un sito che ambisce a posizionarsi per un cumulo di parole chiavi.
Su piccola scala invece nel contenuto rileva tantissimo la disposizione del testo. Pochi giorni fa Google ha visto finalmente riconosciuto un brevetto, depositato da diversi anni, e sostanzialmente in uso nel posizionamento, che assegna una disciplina rispetto all’organizzazione del testo nella pagina. Il motore di ricerca è in grado di riconoscere, attraverso l’uso di classi di codice, la tipologia del testo presente nella pagina ed è in grado di creare associazioni di testo (long tail keywords) a partire dalla presenza o meno della parole chiavi in un determinato contesto.
In questo senso lavorano molto bene le famose liste (introdotte solitamente dal segno grafico dell’elenco puntato) e la suddivisione in paragrafi. L’aspetto da non sottovalutare è quindi che a seconda della disposizione del testo, abbiamo un riciclo della sua rilevanza, se le parole chiavi vengono posizionate in prossimità di quei segni grafici di codice html che introducono la suddivisione in punto o paragrafo. Per capire questo punto facciamo un esempio, desunto da quello proposto nel brevetto di Google.
Supponiamo che un sito di un albergo a Rimini voglia posizionarsi per 3 chiavi differenti: “Hotel a Rimini”, “Hotel Quattro Stelle a Rimini”, “Hotel Riviera Romagnola”.
Al di là del concorso dei fattori off page, è chiaro che non potremmo mai schierare un title tag sufficientemente efficace per tutte e tre le parole chiavi, allo stesso modo non potremmo dislocare le keywords all’interno, per non rinunciare alla forza della home page. Le pagine interne in questo caso andrebbero destinate a rafforzare localisticamente il posizionamento dell’hotel: eventi, guida turistica, territorio, cucina locale, monumenti da visitare nei dintorni. La home page a questo punto ha una sola possibilità perchè possa rispondere, col concorso degli anchor text dei link in entrata, alle ricerche di quelle parole chiavi. Ecco come.
In un lavoro da me svolto, ho felicemente posizionato il sito di un hotel per 4 parole chiavi importanti. Due di queste erano menzionate nel title, mentre le altre non vi figuravano affatto e fattore molto importante, ho accoppiato a queste due non più di un link in entrata. Come ho fatto? Semplice. Ho organizzato il testo in brevi paragrafi di 3-4 righe e ho sistemato, in un contesto semantico congruente e logico, dotato di titolo, le parole chiavi sensibili all’inizio o in prossimità del capoverso.
Seguendo l’esempio proposto innanzi, avrei un testo così delineato:
Titolo Paragrafo (Hotel a Rimini)
L’Hotel Margherita a Rimini… (testo paragrafo)
- – codice html “a capo” (<br>)
Nel cuore della Romagna, l’albergo (testo paragrafo)
– codice html “a capo” (<br>)
Il nostro hotel a quattro stelle vi offre (testo paragrafo)
Google è in grado di associare le parole chiavi rilevanti semanticamente, e quindi correlate, alla parola chiave principale “Hotel a Rimini”, per il fatto che esse si trovano in posizione preminente nel paragrafo e comunque in prossimità della keyword principale. Non c’è nemmeno bisogno di ripetere in sequenza, pedissequamente, la keyword che vogliamo posizionare: basta la composizione semantica che Google è in grado comunque di rilevare (sulla scorta dello stesso algoritmo che suggerisce la correlazione e il suggerimento delle parole chiavi, nelle serp e in Google Suggest).
Ragionando più semplicemente Google associa le parole chiavi e determina la loro rilevanza nel testo a seconda di come sono presentate nel paragrafo o nella lista. Se una parola chiave è presentata all’inizio del paragrafo essa verrà associata al titolo, e se essa è semanticamente rilevante e correlata, il testo “risponderà” come sollecitato alla ricerca, proprio per l’associazione logica. In questo caso “Hotel a Rimini” nel titolo si accoppierà a “il nostro hotel a quattro stelle“, facendo concorrere la pagina per la parola chiave composta (e prossima) “hotel a quattro stelle a Rimini”.
Questo posizionamento su Google anticipa, nel ranking, la visibilità di una parola chiave composta da elementi, che in termini di distanza, risultano più vicini, ma non prossimi all’inizio del paragrafo. Se alla fine del testo del primo capoverso abbiamo la parola “di lusso”, la parola chiave composta “hotel a Rimini di lusso” avrà meno impatto e meno importanza di “hotel a quattro stelle a Rimini”, proprio perchè nonostante sia più vicina al titolo e si trovi più in alto, è meno rilevante nel contesto del paragrafo. L’effetto è molto più marcato nelle liste (introdotte da segni puntati o da trattini).
E’ importante aggiungere che questo effetto non è ovviamente immediato. Bisogna sempre tenere conto dell’approccio olistico alla search engine optimization, che andrebbe fatto. E’ inutile sottolineare che io ho sistemato del contenuto rilevante di rinforzo nelle sottopagine, che è presente un video su youtube e che il posizionamento è abbastanza spinto sul fattore local. Ma di fatto è possibile posizionarsi grazie alla rilevanza del testo e a seconda di come esso è organizzato. In definitiva i paragrafi e le liste aiutano il sito a posizionarsi per le parole chiavi correlate a quella principale, completando l’offerta informativa della pagina.

