Penguin Update: caratteristiche e soluzioni per un nuovo posizionamento

Con il “Penguin” update Google ha fatto un altro passo verso le serp di qualità, questo per citare una delle fonti ufficiali del gigante di Mountain View. L’aggiornamento Penguin è definitivo, storico, rivoluzionario e forse addirittura più drastico e impattante del già famoso aggiornamento Panda, rilasciato con successivi ritocchi, nel Febbraio del 2011.

Qual è il senso di questo update?
Per Google l’update risponde alla richiesta di autorevolezza da parte di tutti quei seo specialist e webmaster che, in buona fede, seguono le linee guida di Google. Quindi, maggior spazio ai contenuti di qualità e minor spazio a tutti quegli elementi off site che manipolano un po’ le serp adulterando alcuni elementi che finora si erano rivelati vincenti nell’ambito di una strategia di posizionamento.

Quali sono dunque le raccomandazioni di Google per continuare a posizionarsi bene in un indice diventato più grande del 15%

Innanzitutto eliminare tutto il contenuto duplicato, rinforzare le pagine deboli e costruire pagine informative e in grado di essere condivise. Dei miei clienti solo uno ha perso posizioni in maniera drastica e significativa, e ciò è dovuto all’utilizzo di contenuti duplicati che – peraltro – avevo già dato ordine di sostituire. Google non penalizza direttamente per il contenuto duplicato, a meno che questo non sia fatto di proposito, per cui il peggio che si può aspettare è quasi sempre quello di finire nei risultati supplementari, il che equivale a non essere posizionati.

Costruire una navigazione interna razionale e univoca, eliminare i duplicati anche con l’uso di redirect 301, usare il tag canonical e uniformare la home page, linkandola nel solo formato del dominio (non /index.html, per esempio).

Eliminare l’iterazione di keywords (keywords stuffing), ripetute in modo improprio o senza alcuna connessione logica col significato del testo. Non utilizzare contenuto riciclato, che abbia differenza solo nell’uso di articoli, pronomi, sinonimi, plurali e singolari. Organizzare testi completi, pieni di significato, in modo che possano essere ripresi in modo naturale, ovunque, dai siti social ai siti di risorse.

Utilizzare al meglio gli strumenti di Google per capire i punti deboli del sito: Analytics per conoscere le pagine deboli, abbassare la frequenza di rimbalzo e aumentare le pagine viste. Google webmaster tools per settare le impostazioni di preferenza su come indicizzare il sito, organizzare il file robots.txt e comunicare la sitemap, oltre a correggere gli errori segnalati nella sezione di diagnostica.

Rinfrescare il sito, pubblicando nuovo contenuto. Se il sito è un blog non lasciarlo fermo per troppo tempo. Rivedere anche i contenuti pubblicati, vecchi e posizionati.

Se si vuole pubblicare un sito multi-lingua è meglio preferire il singolo dominio, con lingua univoca, al dominio con cartelle o sottodomini dedicati, in modo da favorire l’indicizzazione nella corrispettiva versione di Google.

In definitiva. Non over-ottimizzare, non organizzare il posizionamento su impostazioni schematiche, rigide, non intestardirsi con l’anchor txt, né con il title tag. Evitare forzature linguistiche pur di puntare il link alla keyword e diffondere anche il nome del dominio, anche se non corrisponde alla parola chiave principale.

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