Link utili e link inutili

di Pietro Soddu

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In principio c'è sempre un link

Tra le pratiche di posizionamento più efficaci c’è il link building. La struttura del link, anche come concezione ideologica, è intrinseca: senza la catena di collegamenti la rete non può esistere.

Immaginate di aver a che fare con una falsa rete formata da 100 siti che non si linkano tra di loro. Per paradosso la vostra navigazione finirebbe nel primo sito che avete incontrato. Pertanto è giusta la definizione di coloro che vedono nel link la moneta di scambio del web. Google si è affidata ciecamente al valore del link, aumentando a dismisura la mitologia e misurando su di esso l’attendibilità della pagina.

In poche parole (e al netto del contenuto) oggi si può affermare che il ranking di un sito – grosso modo – dipende dalla sua distanza, in termini di linking, da siti autorevoli, o meglio dalla propria capacità di diventare a sua volta autorevole.

Se tra il mio sito e un link da Repubblica (il più autorevole sito italiano) ci sono 100 link di mezzo, la mia autorevolezza non è assolutamente elevata, anche se Google percepisce il collegamento tra me e le pagine eventualmente collegate a Repubblica. Allo stesso tempo io posso diventare nel mio campo autorevole se riesco a ridurre le distanze di linking con siti autorevoli nel mio campo, in questo caso è molto più semplice. La differenza a quel punto la fanno i contenuti e gli altri fattori di posizionamento, non esclusa la link popularity complessiva.

Il linking è talmente rilevante che ho sperimentato come possa inficiare il posizionamento, se usato in malo modo nel proprio sito. Si sostiene spesso che conviene ospitare link autorevoli, in topic, che fungono da vero e proprio approfondimento. Es.: in questo post, il link a Repubblica è più che altro identificativo, ma pertinente.

Finché si tratta di link a risorse esterne non c’è problema: se il linking è naturale le risorse saranno sempre congruenti, basta che non siano spammose o di scarsissima qualità. Invece, bisogna fare attenzione nel linkare le proprie risorse interne. Un buon blog – lo leggerete ovunque – deve poter linkare le propria pagine interne, in termini di richiamo e correlazione, è tipico del blogging che non a caso ha sviluppato i plugin sui “post correlati”. Ma un conto è linkare in topic, un conto è – per esempio – linkare astrattamente nel footer, con una serie di parole chiave. Questa pratica veniva attuata negli anni passati e per distrazione può essere messa in pratica anche oggi. Quando si linkano pagine interne, pertanto, è necessario che siano inserite in un testo, in un contesto argomentativo, con criteri di pertinenza e logicità e non in modo esagerato. Il miglior bilanciamento di un testo prevede più link esterni che link interni, ma calmierandone l’uso.

Google ormai è improntato a riconoscere le singole sezioni di codice, a mio parere, e pertanto può distinguere tra i link di navigazione e i link di approfondimento, oltre a saper distinguere tra le varie fonti (cioè tra quelle che “devono essere aggiornate” e quelle che non necessitano, applicando il criterio della “freschezza” nell’attribuzione del ranking nel posizionamento).

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Andrea Giavara settembre 7, 2009 alle 21:19

Ottima spiegazione aggiornata sulle potenzialità dei link.

Quindi il link in mezzo al testo, il link che ha senso, per google vale.

Link messi nel footer o separati dal contenuto e che non “approfondiscono”, hanno peso minore.

Ho capito il ragionamento?

Quindi il scambio di link ormai non vale più….

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Pedro settembre 8, 2009 alle 16:54

Non sarei così drastico però.

Diciamo che un link contestuale rinforza meglio che un link buttato là. Nel footer come altrove, in sidebar per esempio (ovvio, lo prendi dalla home è buono, ma tematico è meglio).

Lo scambio link va bene, ma non diretto. In ogni caso ci sono fonti e pagine che scambiano link per forza e non vengono penalizzate (i blog tendono a farlo in modo naturale, purché non sia una link farm, ma il blogrolling spesso è simile in blog molto vicini per tematica).

Diciamo che il vero punto di forza sta nell’ampliare il portafoglio di link in entrata: ne devi avere di scambio diretto, spontanei, autorevole ma non tematico, tematico ma di basso valore, tematico e autorevole, contestuale, da directory. Tutto fa brodo. Purchè il tuo link circoli. E se circola nei posti giusti è meglio.

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Fulvio febbraio 4, 2010 alle 17:00

La cosa che io nn ho compreso è l’utilità di inserire link esterni nelle nostre pagine. Ho notato che molti siti lo fanno. Ma nn capisco il meccanismo, è come se si venisse premiati da Google se gli linkiamo un sito autorevole, e quelli nn autorevoli? Mi spieghi per favore il principio?
Grazie Fulvio

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Pietro febbraio 4, 2010 alle 17:19

Ciao Fulvio, il principio va compreso ragionando “a contrario”. Google ha due obbiettivi principali, almeno come web organico: 1) Fornire risposte esaustive attraverso siti che lui ritiene di qualità 2) Combattere lo spam

I siti che linkano siti spammosi o vicini a siti spammosi, ne vengono influenzati negativamente. Si capisce dunque che un sito che linki siti autorevoli, in modo contestuale e appropriato, venga considerato affidabile e non spammoso.

Questo non vuol dire che se un sito spam linka un sito autorevole, di colpo ottiene un miglioramento da Google. Lo spam viene rilevato anche da altri fattori; diciamo però che linkare una risorsa autorevole che corrisponda a un vero approfondimento dell’argomento sia considerato positivamente, in quanto aiuta a fornire una risposta più congrua ed autorevole. E quindi soddisfa entrambi gli obbiettivi di Google.

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